L’INCUBO DI COURTNEY

Scritto nel maggio del 2025

Le scarpe di Courtney battevano sull’asfalto umido, a ritmo frenetico nel silenzio della notte. L’aria gelida le graffiava la pelle mentre correva tra le vie deserte di un quartiere che di giorno era tranquillo e poco frequentato. Di notte, però, le finestre sembravano occhi chiusi che non volevano aprirsi, e il vento trascinava nell’aria gli odori stagnanti delle fabbriche poco distanti.

Dietro di lei, l’ombra avanzava senza fare rumore. Non aveva passi né corpo, fatta com’era solo di un’oscurità più spessa della notte stessa. Courtney percepiva un freddo innaturale alle spalle, come un respiro che non apparteneva a nessuno. La conosceva bene: quell’ombra la braccava da sempre, e tuttavia non osava voltarsi per affrontarla. Ancora una volta, preferiva scappare.

Il fiato iniziava a mancarle, le gambe si erano fatte pesanti… quando ecco, finalmente, la sua casa comparire alla fine della strada. Era l’ultima di un piccolo complesso a schiera che non aveva nulla che attirasse l’attenzione, ma era sua. Il suo rifugio.

La luce sotto il portico tremolava come una candela sul punto di spegnersi, ma in quel momento a Courtney sembrò la migliore delle promesse di salvezza.

Raggiunse la porta e, con dita tremanti, infilò le chiavi nella toppa torcendo poi la maniglia con disperazione. Le mani le scivolavano, come se il metallo fosse unto o vivo. Il battito del cuore rimbombava nelle orecchie… e l’ombra dietro di lei era sempre più vicina.

Finalmente, con un colpo secco, la porta si aprì e la ragazza si gettò dentro, chiudendo subito a chiave.

Accese la luce e il suo respiro irregolare pian piano si placò. Come sempre, la casa sembrò accoglierla: calda e familiare, i mobili di legno che aveva scelto con tanta cura. Andò in soggiorno e accese il camino elettrico; quando un tenue tepore si diffuse per la stanza avvolgendole le membra stanche, respirò piano e si sedette sul divano.

Il suo gattino nero, Nyx, sbucato da chissà dove, le volò in braccio facendo le fusa. Ma le fusa erano brevi, irregolari, come se il piccolo animale fosse agitato. Per calmarlo, Courtney gli accarezzò piano la testolina.

Poi qualcosa cambiò.

Nyx s’irrigidì all’improvviso, e le pupille dei suoi occhi si dilatarono fino a diventare due pozzi neri.

Una vibrazione sottile s’insinuò nell’aria. Il camino elettrico fece un rumore secco, simile a un singhiozzo, e la luce tremolò. Le ombre dei mobili si allungarono, distorcendosi in forme che sembravano arti contorti.

Nyx emise un miagolio strozzato e balzò giù dal divano, raggomitolandosi tremante sotto un mobile.

“Nyx!” lo chiamò Courtney. “Vieni qui bello, non c’è niente di cui…”

S’interruppe. Un’ombra si stava staccando lentamente dalla parete.

Aveva la sua stessa postura, il medesimo modo di inclinare la testa… persino lo stesso ritmo del respiro. Ma solo quando le fu vicina Courtney venne travolta dalla terribile consapevolezza che non aveva più un posto dove fuggire… perché l’oscurità viveva proprio dentro di lei.

Il respiro le si mozzò in gola… e in quel momento, l’ombra sorrise.

FINE

Recensioni e commenti

6 commenti
  1. Agata
    Agata dice:

    A volte gli incubi peggiori sono dentro di noi, e l’esterno non fa che proiettarci quello che abbiamo dentro. E anche questo racconto sembra che ci suggerisca la stessa cosa. Bisogna guardare bene questi incubi in faccia finché non ci faranno più paura e ognuno di noi ha i suoi

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  2. Monica
    Monica dice:

    Accidenti! L’ombra non era qualcosa di umano, di concreto, ma le paure di Courtney, l’oscurità che aveva dentro di sé. È un modo per confrontarsi con il proprio io, che succede a molte persone. Ci sarà un seguito? Courtney riuscirà ad averla vinta sull’ombra? Spero di sì. Intanto ti faccio i miei complimenti.

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  3. icelady
    icelady dice:

    Un solo aggettivo per descrivere il racconto: spiazzante. Come riuscire a dire tutto in pochissime parole. Una dote rara, non tutti ci riescono.

    Rispondi

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