LA FINE DEL MONDO

Ryuken osservava il cielo plumbeo attraverso la finestra rotta del suo rifugio. Le sue più cupe previsioni si erano purtroppo avverate; il conflitto nucleare non accennava a fermarsi, e ormai neanche l’ultimo barlume di ragione avrebbe prevalso sulla furia degli uomini.

Una settimana dopo, la guerra raggiunse il suo apice. L’Unione Sovietica attaccò gli Stati Uniti mentre la Cina, divenuta negli anni una delle più temibili potenze militari del mondo, scagliò la sua furia sul Giappone

Allo stesso tempo gli Stati europei, accecati dal terrore e da vecchi rancori mai del tutto sopiti, si annientarono l’un l’altro. Bombe devastanti caddero ovunque, riducendo le città in rovine fumanti e cancellando in un istante intere civiltà; alla fine anche gli stessi governanti mondiali che avevano guidato l’umanità verso l’abisso morirono nel conflitto, i loro bunker sotterranei scovati e rasi al suono uno dopo l’altro.

Il suolo si squarciò, mari e fiumi si prosciugarono o furono avvelenati dalle radiazioni. L’aria divenne pesante, irrespirabile, mentre un silenzio innaturale avvolse le terre un tempo fertili, trasformandole in distese desolate. Milioni di esseri umani e animali perirono, inghiottiti dalla furia distruttrice di un mondo che non aveva più pietà.

Tre mesi dopo l’olocausto nucleare, Ryuken vagava tra le macerie nei pressi del dojo di Hokuto parzialmente ricostruito, il volto segnato dalla polvere e dalla disperazione. Qua e là, figure spettrali si aggiravano fra i ruderi, pochi superstiti di una civiltà ormai estinta. La razza umana era sopravvissuta, sì… ma a quale prezzo?

La legge non esisteva più. Il caos si era insinuato in ogni angolo del pianeta, e la violenza era tornata ad essere l’unica regola. Bande di disperati si contendevano le poche risorse rimaste, uccidendo senza rimorsi. La pietà era diventata un lusso per chi non aveva nulla da perdere.

L’umanità era caduta.

L’Era Oscura era nata… e Ryuken sapeva benissimo che solo Kenshiro, il suo successore, avrebbe potuto riportare la luce nel mondo.

Tutto distrutto…” mormorò Kenshiro, osservando con occhi carichi di tristezza i palazzi un tempo imponenti del complesso residenziale adesso ridotto al fantasma di se stesso . Accanto a lui, Julia e Toki tacevano, altrettanto colpiti dalla devastazione che aveva ridotto la città a un cumulo di rovine. Il vento soffiava tra le macerie, sollevando polvere e cenere che si attaccavano ai loro vestiti.

Ken osservò il fratello maggiore, pallido in viso e con una tosse che non accennava a smettere e come sempre la vista del suo fisico debilitato e dei capelli che gli si erano prematuramente imbiancati lo riportò all’episodio che, due mesi prima, aveva in qualche modo segnato il suo destino…

Due mesi prima…

Sei molto migliorato Kenshiro”, sorrise Toki parando a fatica un affondo al petto mentre Julia osservava, seduta su un muretto, la sfida amichevole dei due fratelli. “Ormai potresti tranquillamente battermi.”

Ma tu non ti stai impegnando al massimo, Toki”, protestò Ken, e Toki annuì, assumendo una posizione di guardia che non sembrava offrire varchi all’avversario.

Adesso lo farò. Coraggio, fatti avanti!”

Kenshiro attaccò ma d’un tratto un’esplosione assordante squarciò il silenzio tutt’attorno. Il boato fu così violento che la terra sembrò tremare sotto i loro piedi e un’ondata di calore li avvolse per un istante. Le persone presenti si guardarono con il terrore negli occhi prima di precipitarsi verso i rifugi antiatomici, unica salvezza per ciò che restava dell’umanità.

Dev’essere esplosa una delle bombe a scoppio ritardato disseminate dall’antiaerea!” esclamò Toki con urgenza, gli occhi fissi sulla colonna di fumo che si alzava in lontananza. “Kenshiro, Julia, presto ai rifugi!”

Senza perdere un istante, i tre si misero a correre seguendo la folla in fuga. Kenshiro e Julia avanzavano con agilità, i passi rapidi e decisi, mentre Toki, nonostante la determinazione, stranamente faticava a tenere il loro ritmo. Ad ogni falcata sentiva le gambe pesanti, il fiato sempre più corto, come se un peso invisibile lo trattenesse.

Arrivati a pochi passi dalle pesanti porte di ferro del rifugio, Toki si fermò bruscamente, lasciando entrare gli altri. Kenshiro si voltò di scatto, la paura negli occhi.

Toki, che fai?” gridò, lo stupore e la preoccupazione dipinti sul volto. “Presto, entra con noi!”

Ma Toki rimase immobile, lo sguardo sereno nonostante la tragedia imminente. Un lieve sorriso gli curvò le labbra. “Queste porte si possono chiudere solo dall’esterno, Kenshiro…” spiegò con calma, appoggiando una mano sul metallo freddo. “Il meccanismo si è danneggiato, l’avevo già notato l’altro giorno. Qualcuno deve restare fuori per sigillarle… lo farò io.”

Kenshiro scattò in avanti, il cuore che gli martellava all’impazzata. “No, Toki! Ascoltami… fratelloooo!”

Toki scosse appena il capo e, con un ultimo sorriso, fece scivolare le porte di ferro sigillandole con forza dall’esterno. Il boato dell’esplosione in lontananza vibrava nell’aria, ma lui rimase fermo, consapevole della sua scelta. La città era immersa nel silenzio spezzato solo dai lamenti dei sopravvissuti e dal vento carico di polvere.

Il prezzo che il giovane pagò fu altissimo. Quando, il giorno dopo, le porte vennero riaperte, Kenshiro lo trovò a terra, le forze ormai ridotte al lumicino. Tremando, lo sollevò tra le braccia: il corpo di Toki era debole, la pelle spenta, i capelli completamente bianchi.

Fratello…” mormorò, gli occhi pieni di lacrime. “Toki…”

Ciao Kenshiro.” Il sorriso di Toki straziava l’anima mentre i presenti lo osservavano con i cuori stretti in una morsa d’angoscia. “Come vedi… sono sopravvissuto.”

Toki, ma tu…”

Adesso però devo chiederti un favore. Ti prego aiutami a rialzarmi e a tornare al nostro dojo. Per questa volta lascerò che tu e Julia badiate a me.”

Kenshiro annuì, le lacrime bruciavano sul suo viso e su quello di Julia. “Certo fratello vieni…” disse con voce rotta. “Appoggiati a me.”

Aiutò il fratello a rialzarsi e mentre Toki faceva un ultimo sforzo per muovere le gambe, il vento soffiò tra le rovine della città, portando via la polvere e il ricordo di quella notte, in cui un nobile sacrificio aveva salvato molte vite.

Due giorni dopo Kenshiro andò a trovare il fratello nella sua stanza chiedendogli spiegazioni sull’accaduto. “Ci hai salvati tutti Toki, e te ne sono grato ma perché hai voluto sacrificarti proprio tu…?”

Ma non capisco. Con le tue capacità… come hai fatto a rimanere così indietro?”

Toki fece un lungo respiro prima di rispondere. “Qualche notte fa ho fatto un sogno strano, mi sembrava come se l’ombra malvagia di un demone incombesse su di me togliendomi le forze… e da allora ho incominciato a sentirmi strano.

A volte gambe e braccia non rispondono come dovrebbero e mi sento innaturalmente stanco.”

Non lo sapevo. Ma perché non me ne hai mai parlato?”

Non avresti comunque potuto aiutarmi.” Il sorriso di Toki era intriso di stanchezza. “Non ti preoccupare fratello… ormai quello che è fatto è fatto e non mi pento della mia scelta. Nel modo più assoluto.”

Adesso

Ti sei sacrificato per me fratello, pensò Kenshiro mentre Toki mostrava a Julia un fiore che, nonostante tutto, era sbocciato fra le rovine desolate. E io non lo dimenticherò mai. Sei e sarai sempre un esempio per me, Toki, avresti dovuto essere tu… il legittimo successore della nostra scuola.

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