L’OMBRA RIFLESSA
Scritto nel marzo del 2025

Arianna se ne accorse per la prima volta in metropolitana. Una ragazza identica a lei, in piedi all’altro lato della banchina. Stesso taglio di capelli, stessi occhi inquieti. Un suo riflesso in carne e ossa, troppo simile per essere un caso.
Un brivido le percorse la schiena. Chi sarà? pensò.
Cercò di distogliere lo sguardo, di distrarsi guardando il cellulare ma la presenza di quella figura le dava i brividi.
Quando la metro arrivò, salì velocemente evitando di guardare oltre. Eppure, mentre il convoglio si allontanava, nella sua mente restò impressa un’immagine: la ragazza non si era mossa. Non era salita: era rimasta lì a fissarla.
Da quel giorno la figura la seguì ovunque. La vide tra le vie strette della città, riflessa nelle vetrine dei negozi e nelle finestre illuminate dei palazzi. Sempre distante, sempre immobile, ma presente. Ogni volta che Arianna cercava di avvicinarsi, un dettaglio la rendeva irreale: il riflesso era lì dove non avrebbe dovuto essere, sempre un passo avanti a lei e sempre sfuggente.
All’inizio cercò di razionalizzare, di convincersi che si trattasse di uno scherzo della sua mente, magari per il forte stress dovuto ai suoi esami universitari. Ma più il tempo passava, più la sua ombra prendeva spazio. Perfino gli amici e i suoi genitori iniziarono a notare un cambiamento: Arianna sembrava distratta, inquieta, persa in pensieri che non riusciva a condividere. Quando provò a parlarne, il silenzio fu la sua unica risposta. Nessuno vedeva niente. Nessuno sentiva la presenza che le opprimeva il petto.
Poi il terrore raggiunse la sua casa.
Una sera, rientrando, trovò sua madre seduta sul divano che rideva e chiacchierava con… lei.
Si bloccò sulla porta, lo sguardo fisso sulla figura che sedeva accanto a sua madre: le mani appoggiate sul tavolo, il sorriso leggero. Un sorriso che Arianna non vedeva da tempo, perché da mesi non riusciva più a sorridere.
“Mamma!” quasi gridò. “Chi è questa?!”
Sua madre sbatté gli occhi perplessa. “Ma tesoro, cosa dici? Sei stata qui tutto il giorno.”
Il mondo si spezzò. Un ronzio si insinuò nelle orecchie di Arianna, facendole girare la testa. Non poteva essere vero. NO. Lei non era stata lì. Era stata fuori, tutto il giorno. Aveva visto la sua ombra camminarle davanti, con un passo leggero così simile al suo. E adesso… adesso sua madre diceva che lei era stata a casa.
Senza dire una parola, corse nella sua stanza e, chiusa con forza la porta, ansimò. Il cuore le batteva all’impazzata. I suoi occhi cercarono disperatamente qualcosa: una prova, una spiegazione di quell’incubo in cui sembrava essere piombata.
Lo specchio!
Si fermò davanti alla superficie riflettente, gli occhi spalancati. Ma quello che vide…
Niente.
Nessuna immagine riflessa.
Le sue mani tremarono mentre le portava al volto. Il fiato le mancò: si guardò intorno, cercando disperatamente il suo corpo, il suo riflesso, la prova della sua esistenza. Ma non c’era nulla.
Fu in quel momento che comprese.
Lei – la vera Arianna – era quella che osservava. Quella che seguiva, in silenzio. E adesso… quella che era stata estromessa dalla propria vita.
La doppelgänger non era la minaccia. Non lo era mai stata.
Era lei.
Era lei a essere diventata un’ombra.
Era lei… che adesso non esisteva più.
E se tu… non fossi più tu?
FINE
Questo breve racconto, in cui il finale ribalta totalmente la prospettiva della protagonista e del lettore, gioca con l’idea di identità e di perdita: chi è il vero io? Cosa succederebbe se venissimo improvvisamente “sostituiti”, la nostra vita invasa da qualcuno totalmente identico a noi?
Sapremmo combattere, e chi ci ama riuscirebbe a distinguerci dal nostro doppelgänger oppure, come Arianna, finiremo per svanire nel nulla perdendo anche il nostro riflesso allo specchio?
Recensioni e commenti
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Ciao Enri
Ho letto questo racconto in un secondo….. come sempre quello che scrivi mi piace tantissimo ma questo mi ha fatto tornare in mente un pensiero che avevo spesso nei primi anni di stramerda al lavoro che anche tu conosci bene… erano tempi ancora diversi e stavo talmente male che spesso mi chiedevo se fosse una realtà distorta quella che vivevo… era tutto un ologramma? Un invenzione? Io ero ma non ero?
Pensa fino a che punto
Bravissimo come sempre
Ciao ti ringrazio 🙂.
Eh ti capisco, diciamo che il nostro (tuo ex) posto di lavoro è un ambiente molto ben distopico, altro che realtà parallele e racconti dell’orrore. 😁
Grazie e a presto 🤗
Proprio originale questo racconto, non avevo mai visto il riflesso da questa prospettiva inquietante. Sempre più bravo ❤️
Grazie ❤️❤️❤️. Si è una prospettiva inquietante, chissà come ci troveremmo in una simile situazione.
“L’ombra riflessa” e “L’incubo di Courtney”. Mettendo a confronto i due racconti, le due protagoniste, Arianna e Courtney, hanno molto in comune: la prima pare aver perso la sua identità: prima era solare, sorridente… poi deve essere successo qualcosa che ha cambiato il suo carattere, ma sua madre ha avuto a che fare con la “vecchia” Arianna, o magari vorrebbe che la figlia tornasse quella di prima. La seconda è insicura e vive un conflitto interiore. Due donne in cui ci si possono rispecchiare milioni di donne.
Già è vero, ottima riflessione!
Arianna a un certo punto sembra essersi “persa”, la sua storia è un po’ una metafora di come quando cambiamo alcuni rivorrebbero indietro i vecchi noi, e in questi momenti ci troviamo in una specie di limbo.
Courtney invece è una rappresentazione di come possiamo fuggire dove e quanto vogliamo ma non possiamo fuggire da noi stessi.
Grazie di aver letto e recensito ☺️
Molto bello questo ribaltamento dei ruoli, sai che ricorda il film The orhers dove i protagonisti non sanno di essere fantasmi? Mettersi nei panni di qualcuno altro è un esercizio che adoro in più mi piacciono moltissimo i finali a sorpresa.
L’unico neo è che, essendo un racconto breve, l’ho letto troppo velocemente.
Ciao e grazie di aver letto e commentato :-).
Sì a me è sempre piaciuto questo tipo di racconti, in cui il protagonista alla fine ribalta totalmente il punto di vista del lettore fino a lì. Era breve sì, ma non escludo in futuro di scriverne altri, ispirazione permettendo 🙂