OSCAR

Herblay sembra un paese sospeso tra fiume e bruma. Le case, basse e tutte costruite nello stesso stile, ci appaiono rannicchiate l’una contro l’altra come per proteggersi dal vento gelido che soffia da nord. Le strade principali, a quest’ora del tardo pomeriggio sono deserte, e l’unico suono che riesco a distinguere è quello delle campane dell’abbazia: lente, solenni, quasi funebri.

L’abbazia domina il paese come un gigante addormentato. Le sue pietre chiare, consumate dal tempo, sembrano giudicarmi mentre mi avvicino, e dalle finestre filtra una luce fredda e bassa che non mi sembra avere nulla di accogliente.

Consapevole dell’importanza della mia missione, comunque, avanzo a cavallo senza esitazione. André, invece, è inquieto. Lo sento dal modo in cui trattiene il respiro e lo vedo da come guarda l’edificio.

Questo posto non mi piace, Oscar…” mormora, lanciando uno sguardo torvo alla facciata dell’abbazia. “Per essere una chiesa… non mi sembra avere molto di sacro. Forse dovremmo…”

Smonto da cavallo e gli rivolgo un breve sorriso. “Non siamo qui in gita di piacere, André, ma per cercare di scoprire qualcosa di più sul mistero del Cavaliere Nero. E ricordalo: la verità non sceglie mai luoghi comodi.”

Ma…”

Io vado”, taglio corto, posando una mano sulla porta d’ingresso dell’abbazia. “Tu puoi restare qui, se vuoi.”

Vengo, vengo”, sbuffa lui, affrettandosi a scendere di sella. “Sei sempre la solita, sai? Mai che mi dai retta.”

Appena varchiamo la soglia, il silenzio ci avvolge come un mantello. L’interno dell’abbazia sembra deserto, tutto qui è immobile e dopo qualche passo nella navata centrale scuoto la testa.

Se l’abate è qui…”, dico a bassa voce ad André, “sembra che dovremo impegnarci per trovarlo. Seguimi.”

Apro una porta laterale e ci ritroviamo davanti a un dedalo di corridoi, scale e passaggi stretti. L’aria qui è più fredda e l’unica luce è quella delle numerose candele fissate alle pareti.

Abate d’Herblay?” chiamo, la voce che risuona tra le pietre. “Sono Oscar François de Jarjayes, comandante della Guardia Reale di Sua Maestà! Avrei bisogno di parlarvi!”

Nessuna risposta, solo il tremolio delle candele che proiettano ombre che sembrano quasi avere vita propria. Però ho la netta sensazione che non siamo soli. Il mio istinto mi dice che qualcuno ci sta osservando con molta attenzione.

Io e André avanziamo in silenzio, scambiandoci un’occhiata d’intesa pronti ad agire al minimo segno di pericolo. Al fondo dell’ennesimo corridoio, un’altra porta: la apro e ci troviamo su un breve pianerottolo che conduce a una scala laterale.

“Un’altra scala, commenta spazientito André mentre mi supera di slancio. “Questo posto inizia a stufarmi…”

André, sta’ attento!”

Non faccio in tempo a finire la frase, che il pavimento sotto di lui cede con un clangore metallico.

André, no!” Mi getto avanti, ma la botola si richiude all’istante come una bocca d’acciaio. “André!”

È vivo.”

La voce proviene dall’alto, calma e con una sfumatura quasi divertita.

Alzo la testa. Una figura avvolta in una tonaca nera mi osserva da in cima alla scala. Il cappuccio gli nasconde i lineamenti, la stoffa dell’abito gli cade addosso come un’armatura. È lui che ci stava osservando, ne sono sicura.

Voi siete l’abate d’Herblay?”

Il vostro compagno si trova in una stanza inferiore”, risponde la figura ignorando la mia domanda. “State tranquilla, comandante. Non corre pericoli… se non quelli che sceglierete di fargli correre voi.”

Portatemi da lui”, replico, posando la mano sull’elsa della spada.

Se volete che lo faccia… seguitemi.”

Lo sconosciuto si dilegua tra le ombre. Lo inseguo subito su per le scale, il cuore che batte forte in ansia per André, finché non mi ritrovo davanti a una pesante porta di ferro che si apre da sola con un sinistro cigolio.

Non so davvero cosa aspettarmi al suo interno.

Appena entro, mi ritrovo in una strana stanza. È stretta e lunga, così calda che quasi mi manca il respiro. Le pareti laterali e il muro di fronte a me sono rivestiti da grandi lastre di metallo traforate, come paratie di giganteschi confessionali.

Da ogni foro filtra una sottilissima lama di luce.

“Che cosa significa tutto questo?” chiedo, stringendo la presa sull’elsa della mia spada.
“Una cosa molto semplice, comandante Oscar.” La voce dello sconosciuto mi arriva, calma e tagliente, da dietro una delle pareti. “Adesso dovrete dimostrarmi la vostra abilità con la spada. Ho sentito molto parlare di voi, ma ritengo giusto avvertirvi: qui la vostra famosa abilità potrebbe non bastarvi.”

Lentamente, le pareti della stanza iniziano a stringersi attorno a me. Una spada lunga, dalla lama sottile, guizza fuori da una delle fenditure con un affondo improvviso. Mi scosto per un soffio, e il colpo mi sfiora solo il fianco. Sguaino la spada.

Per un istante tutto tace. Poi un fendente arriva da sinistra. Un altro da destra, il terzo da un foro davanti a me.

Paro come posso, ma non riesco a contrattaccare. Al di là di quei fori non vedo nulla, è come combattere contro un fantasma.

“Questo non è leale!” protesto, respingendo con la lama un altro affondo sibilante. “Fatevi vedere e battetevi lealmente!”

“Il grande D’Artagnan, abbattuto alla gola da un colpo di moschetto sparato dalle linee nemiche, fu forse affrontato lealmente?” replica la voce, che sembra rimbalzare come un’eco tra i fori delle pareti. “Prendete questa prova come una lezione: la mia lama sottile è un’estensione del mio respiro. La vostra, invece, è una proiezione della vostra volontà. Vediamo quale dei due è più forte.”

Un colpo mi arriva dal basso. Un altro dall’alto. Un terzo da un foro che non avevo nemmeno notato.
Il metallo vibra e il suono delle lame che s’incrociano è un rintocco continuo e sottilmente assordante.

Respiro profondamente. Non posso inseguire la velocità del mio avversario né anticiparlo, dato che non vedo partire i suoi colpi. Capisco di avere una sola possibilità… e so di dover agire subito.

Quando un fendente arriva da destra, non paro ma mi sposto leggermente di lato, colpendo a tre quarti la lama nemica con la mia, molto più larga e con tutta la forza che ho. Ce l’ho fatta! sorrido mentre la lama della spada del mio avversario si rompe in due.

“Ho vinto, sembra”, dico senza aspettarmi una reazione in particolare. Di certo non la breve risata che all’improvviso risuona nell’aria.

“Complimenti, comandante”, dice la voce, e quando la parete davanti a me si apre mi trovo di fronte la figura che mi aveva fronteggiata dalla cima delle scale. “Avete reso onore alla vostra fama di spadaccina. E dimostrato di meritare la verità; qualsiasi sia quella che siete venuta a cercare qui. Io sono l’abate d’Herblay.”

Così dicendo solleva il cappuccio abbassandoselo poi sulle spalle e io mi ritrovo davanti un uomo che sembra all’incirca della mia età. Biondo e snello, i lunghi e lisci capelli tagliati fino alle spalle gli incorniciano un viso dalla carnagione chiara privo di barba e baffi.

“Potete spiegarmi il motivo di tutto questo?” chiedo riponendo la spada nel fodero.

Un sorriso sul suo viso perfettamente composto.

“Semplice curiosità. Ho molto sentito parlare della vostra abilità in duello e volevo mettervi alla prova su un campo a voi sconosciuto. Adesso che la mia curiosità può ritenersi soddisfatta, vi chiedo di perdonare la mia inusuale accoglienza. Prego, volete seguirmi?”

D’Herblay mi conduce a un ampio refettorio dove trovo André, perfettamente illeso, seduto a un tavolo servito di bere e mangiare da un giovane novizio. Appena mi vede scatta subito in piedi.

“André”, sorrido, felice di vederlo in perfetta forma. “Stai bene?”

“Sì, Oscar e vedo che stai bene anche tu. Voi…” continua rivolgendosi al mio accompagnatore. “Siete l’abate d’Herblay?”

“Per l’appunto. Lasciaci soli Jean”, ordina l’abate al novizio, poi invita me e André a sederci con lui accanto al fuoco del grande camino che riscalda la stanza. “Allora ditemi… per quale motivo siete qui?”

Gli spiego tutto, mentre André mi versa una coppa di vino.

D’Herblay mi ascolta senza interrompermi, poi annuisce. “Capisco, sì. E credo di potervi essere d’aiuto. Vedete, tanto per cominciare… D’Artagnan, Athos, Porthos e il mio avo Aramis non erano semplici Moschettieri, ma facevano parte di un ordine segreto all’interno del loro stesso corpo d’armata. I Moschettieri Neri.”

“I Moschettieri Neri?” replico sorseggiando un po’ di vino. “Non ne ho mai sentito parlare.”

“Si trattava di un ordine segreto che aveva il compito di vegliare sulle sorti e la sicurezza della nostra nazione. E le spade dei loro membri non erano semplici armi, ma parti dell’antica spada di Carlo Magno, che si dice avesse in sé poteri magici tali da rendere chiunque la impugnasse invincibile in battaglia. Il fondatore dell’ordine dei Moschettieri Neri la recuperò dalla tomba dell’imperatore e la fece fondere, creando le quattro spade che – per eredità dell’ordine – furono poi affidate a D’Artagnan ed ai suoi compagni.”

“Una storia incredibile.”

“Sì. Adesso dovete entrambi giurarmi che quello che vi dirò non uscirà da qui. Ho la vostra parola?”
Annuiamo entrambi, e l’abate continua il suo racconto.

“L’ordine dei Moschettieri Neri vegliò sulla Francia senza bisogno di intervenire in modo diretto se non a protezione della corona, fino a che al trono salì il giovane Luigi XIV. Luigi era crudele e meschino, e avrebbe portato la Francia alla rovina… i Moschettieri Neri entrarono allora in azione, sostituendo il re con suo fratello gemello Filippo, fino ad allora tenuto in custodia in un luogo che solo in pochissimi conoscevano.”

Lo fisso esterrefatta, e per poco la coppa di vino non mi cade dalle mani. “Vorreste dirmi… che D’Artagnan e i suoi compagni sostituirono un re, un monarca unto da Dio per governare la Francia… con un impostore? Non riesco a crederci.”

“Luigi XIV era instabile di mente, imprevedibile”, annuisce d’Herblay, mentre André sembra sconvolto quanto me. “Suo fratello Filippo era più adatto e non era affatto un impostore; anche lui aveva sangue reale nelle vene, e gli stessi diritti al trono del suo gemello sebbene al momento della sua nascita il re suo padre l’avesse tenuto segreto e fatto allontanare perché avere due pretendenti al trono con eguali diritti avrebbe messo in crisi la monarchia. Adesso però toccava a lui prendere il trono, perché la Francia non cadesse nel caos. Fu una scelta… necessaria. Luigi venne imprigionato prima alla Bastiglia poi in altri luoghi, e sul suo viso fu sigillata una maschera di ferro in modo da impedirgli persino di parlare. La Francia, sotto la guida di Filippo, che regnò con il nome di Luigi XIV, da allora prosperò divenendo una delle più grandi potenze dell’intera Europa… e il resto lo sapete.”

“State parlando di un colpo di stato.” Per un momento penso alla quale potrebbe essere la reazione di mio padre se fosse qui al posto mio. “Ve ne rendete conto?”

“Sì, ma effettuato senza spargimenti di sangue e per il bene della nazione. I Moschettieri Neri ad ogni modo non erano soli: il conte di Rochefort, il braccio destro del cardinale Richelieu e un altro uomo rimasto però misterioso li aiutarono nella loro missione,”

“Il conte di Rochefort era un alleato dei Moschetteri?” Sono sempre più sbalordita. “E allora per quale motivo è passato alla storia come uno dei loro più acerrimi nemici?”

L’abate sorride, ma il suo mi sembra un sorriso leggermente malinconico.

“Vedete comandante, ogni storia ha bisogno del suo cattivo… perché i buoni emergano più fulgidi.”

Taccio per un po’ cercando di riordinare le idee.

“Voi credete”, chiedo, “che il Cavaliere Nero sappia della storia che mi avete appena raccontato, e che stia rubando le spade dei Moschettieri per servirsene, riunendole poi in una sola cercando così di ottenere sempre più potere?”

“Potrebbe essere, sì, per quanto non ho idea di chi potrebbe avergliela riferita. Forse…”

“Sì? Proseguite.”

“No, nulla, solo un pensiero. Lo scopo del Cavaliere Nero, o di colui o coloro che lo appoggiano, potrebbe essere quello di trascinare la Francia in una rivoluzione, dato che molti sono scontenti degli attuali sovrani così come lo erano di Luigi XIV. E se ci fosse un altro erede al trono in circolazione…”

“Lo credete possibile?”

“Non lo escluderei. La passione per le donne del passato sovrano era nota a tutti, ma temo che se l’intenzione di chi si cela dietro i furti delle spade sia una nuova sostituzione dell’attuale re questa volta assisteremo a un bagno di sangue. E forse l’omicidio dei Lorène, di cui mi avete parlato e che sembra non avere motivazioni logiche né un mandante chiaro, potrebbe essere un omicidio rituale. Una sorta di segnale per richiamare un prossimo futuro in cui la Francia dovrà rivoltarsi con violenza contro il potere costituito.”

“Se è così”, scatto in piedi. “Allora il Cavaliere Nero va fermato immediatamente!”

“Sono d’accordo, ma sedetevi. Vedete, è vero che due delle spade dei Moschettieri sono già in mano del cavaliere, ma dovete sapere una cosa. Per quanto faccia, egli non riuscirà mai ad impadronirsi di quella di Aramis.”

Detto ciò, d’Herblay si alza e, accostatosi al camino, spinge una mattonella; con mia sorpresa la parete si apre in due rivelando una stanza segreta. Al suo interno vedo un grande dipinto del Moschettiere Aramis e, infilata in uno splendido fodero, una spada dall’elsa finemente lavorata.

L’abate la prende e, sguainatala, la mostra a me e ad André. “Questa è la vera spada di Aramis, quella contenuta nella sua tomba poco fuori Nizza è soltanto una copia. Vedete”, prosegue sorridendo, “il mio avo era un uomo prudente e previdente, e credo avesse tenuto in conto che, un giorno, il futuro della Francia avrebbe potuto trovarsi nuovamente minacciato. Così mi ha lasciato in eredità la spada, insieme a degli scritti in cui mi rivelava tutta la sua storia.”

“Incredibile…” dico a mezza voce, mentre la lama della spada di d’Herblay sembra brillare di una luce quasi innaturale e io penso di non aver mai visto prima d’ora un’arma tanto bella.

“La spada di Aramis è in mani sicure, comandante Oscar”, mi sorride l’abate, “e lo spirito del mio avo ci protegge ancora. Al resto… dovrete pensarci voi.”

Annuisco e mi alzo in piedi, subito imitata da André. Questa visita a Herblay è stata davvero piena di sorprese.

Più tardi, sulla via del ritorno, André nota che sono particolarmente taciturna. “Oscar, che hai? È ancora per quello che ci ha raccontato l’abate?”
“Bè André”, gli sorrido. “Devi ammettere che si tratta di una storia davvero incredibile. I Moschettieri Neri, la spada di Carlo Magno, il possibile piano dietro le azioni del Cavaliere Nero… e chissà che davvero l’omicidio dei Lorène non sia in qualche modo legato a tutto questo.”

Lui mi sembra perplesso. “Dimmi Oscar, ma tu ti fidi di d’Herblay? Già solo per il modo in cui ci ha “accolti” per così dire, io direi che abbiamo più di un motivo di dubitare di lui. E se ci avesse mentito?”

Sorrido. “Il mio intuito mi dice che non l’ha fatto, o comunque non sulle cose principali. Mi riesce difficile fidarmi di qualcuno che non conosco, lo sai bene, ma penso che potremo fare un buon uso delle informazioni dell’abate.”

“Quindi secondo te quella che ci ha mostrato era per davvero la spada di Aramis?”

“Di sicuro non era un’arma comune”, annuisco. “Comuque sia, se l’abate ci ha detto la verità e il Cavaliere Nero non può mettere le mani sulla spada di Aramis, il nostro nemico resta comunque pericoloso. E va assolutamente fermato.”

Stavolta è André che mi rivolge un sorriso. “E tu hai già un’idea su come fare, non è vero Oscar?”
“Non ancora, ma mi farò venire in mente qualcosa. Te lo giuro, André… fermerò il Cavaliere Nero e gli impedirò di realizzare i suoi piani. Qualsiasi siano e a qualunque costo!”

A seguire…

CAPITOLO 8- BERNARD

Recensioni e commenti

RECENSIONI

8 commenti
  1. Agata
    Agata dice:

    Wow! Avvincente questo nuovo capitolo, con il combattimento imprevisto che Oscar ha dovuto affrontare e affascinante la storia della sostituzione di Luigi con il fratello Filippo e la creazione delle spade “invincibili” . Complimenti, è molto fantasioso e come sempre ben scritto! E noto che ogni personaggio ha lievi sfumature di differenza nel suo modo di esprimersi e questo mi piace.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao grazie 🥰❤️.
      Sì mi sto impegnando e divertendo molto a scrivere questo racconto corale, e sono felice che venga apprezzato.
      Molto molto 🥰

      Rispondi
  2. Manu73
    Manu73 dice:

    Mmmmmh…
    Piuttosto ambiguo questo Abate D’Herblay.
    È vero che l’intuito di Oscar di solito non fallisce, però è anche vero che potrebbe sempre prendere un abbaglio.
    In ogni caso i pericoli si fanno sempre più vicini e più stringenti per i nostri beniamini.

    Ed ecco che salta di nuovo fuori la storia della maschera di ferro, i due gemelli eredi al trono, Filippo che prende il posto di Luigi, i Moschettieri Neri, la spada di Aramis…
    Sempre più interessante e complesso questo cross over.
    Devo dire che mi intriga parecchio.

    Bravo, Enrico.
    Mi è piaciuto molto questo capitolo.
    Ci sono parecchi elementi: l’azione, il racconto flashback, il timore di Oscar per la sorte di André, il giallo che si infittisce.
    Tutto molto ben dosato, devo dire.

    Insomma… C’è molto su cui riflettere.

    Complimenti.
    Mi era mancata questa storia.

    Un abbraccio

    A presto
    Manuela

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao!
      Recensioni di questo tipo sono quelle che mi spingono ad andare avanti sempre deciso 🥰❤️.
      Sì l’abate potrebbe anche aver mentito o omesso alcune cose, però la spada di Aramis sembra davvero la sua, e se non lo è di sicuro non è un’arma comune.
      Il giallo s’infittisce sì, e colpi di scena e sorprese non sono finiti qui.
      Grazie mille per aver letto e commentato, a presto.
      Un abbraccio.

      Rispondi
  3. fenice64
    fenice64 dice:

    Ben ritrovato Dragon of the Moon, con un passaggio davvero bellissimo nonché portatore di contenuti interessanti. Come mio solito, dato che la memoria mi assiste poco ultimamente, ho riletto il penultimo capitolo, però quello che ci hai appena proposto sta in piedi benissimo da solo e mi ci sono immersa pienamente catturata dall’atmosfera che hai saputo creare.
    Non ho faticato ad immaginare il luogo dove Oscar e André si stessero dirigendo per incontrare il famoso abate d’Herblay. Ho avvertito la tensione che dall’edificio emanava, e ho visto entrambi i nostri aggirarsi particolarmente guardinghi, perché c’è qualcosa di sinistro che pare aleggiare. E infatti dopo pochi passi succede l’imprevedibile: André cade in una trappola, una botola si è aperta e lui è finito chissà dove con gran spavento di Oscar, la quale ora, oltre alla preoccupazione per quanto capitato al suo amico, si trova a fronteggiare una figura comparsa in cima alle scale con cui ha un sommario colloquio, volto a volerla mettere alla prova, prima di poter raggiungere il suo compagno, che la figura assicura sia vivo e illeso. Oscar non comprende ma accetta la prova a cui l’oscuro personaggio la vuole sottoporre. E qui mi è parso di entrare in un’altra dimensione, a cui Oscar non ha ceduto, ribattendo colpo su colpo ad ogni fendente che partiva dai muri della stanza in cui era stata condotta, una stanza dalle pareti semoventi di metallo. E’ un combattimento senza distinzione di colpi dal quale esce vittoriosa Oscar con i complimenti dello sconosciuto che, finalmente, si svela: è l’abate d’Herblay, colui che sono venuti ad incontrare, il quale voleva accertarsi, per una sua pura curiosità, sulle capacità del famoso comandante de Jarjayes di cui aveva sentito parlare. Decisamente un’accoglienza fuori dal comune, ma forse da un simile personaggio non potevano aspettarsi qualcosa di diverso.
    E così l’abate, dopo essersi presentato, si dimostra interessato al motivo della loro visita e disponibile a fornire le informazioni di cui necessitano. Quell’uomo è un pozzo di informazioni e lui stesso potrà essere utile con quanto si accinge a raccontare, facendo un ampio quadro della situazione quando sul trono sedeva Luigi XIV nonché parlando dei famosi Moschettieri del Re, che non erano solo tali, bensì facevano parte di un corpo d’elite segreto all’interno dello stesso gruppo, i Moschettieri Neri, volto a mantenere salda la Corona di Francia tutelando così il Paese e il popolo. Ogni moschettiere aveva una spada che la leggenda racconta provenisse direttamente da quella di Carlo Magno, che si diceva avesse poteri soprannaturali e chi la possedeva era praticamente invincibile. Il fatto che adesso il Cavaliere Nero stia cercando di radunare le quattro spade appartenute ai moschettieri è perché è convinto che, una volta nelle sue mani e fuse nuovamente in un’unica spada, potrà attuare i suoi piani, soprattutto dato il malcontento sempre più serpeggiante fra la popolazione che vive in condizioni difficili, e attuare un rovesciamento di poteri, portando il Paese alle soglie della Rivoluzione. Il Cavaliere si è già impossessato di due delle spade, ma quella di Aramis è al sicuro e certamente non riuscirà ad ottenerla, e l’abate mostra ai Nostri dove si trovi. Alla luce di quanto scoperto è essenziale fermare il Cavaliere Nero e/o coloro che gli ruotano attorno per non fare in modo che la situazione precipiti e si raggiunga il punto di non ritorno con una eventuale rivoluzione.
    Durante la conversazione D’Herblay ha raccontato fatti che hanno lasciato Oscar e André quasi senza parole: si è parlato della follia e instabilità di Luigi XIV, il quale aveva un gemello, Filippo, e che per tale motivazione lo aveva sostituito sul trono, proprio per opera dell’agire dei Moschettieri neri e di certi personaggi di punta che volevano mantenere la pace nel regno e non farlo sprofondare nel caos. Ci hai così anche accennato alla vicenda della maschera di ferro dietro la quale si celava il vero Luigi XIV.
    Dopo aver lasciato l’abbazia André nota il silenzio di Oscar, la quale è perplessa ma conscia che tutto sia in un qualche modo collegato, sia le spade, sia il cavaliere, sia l’omicidio dei Lorene. Il pericolo si avverte e sta in agguato e loro devono fare in modo che non abbia la meglio. Dovranno mettere in piedi un piano per sventare tutto ciò di cui sono venuti a conoscenza se non vogliono dare l’addio al loro mondo.
    Un cross over, il tuo, davvero avvincente ancorché complesso, che si tinge di giallo e noir, e che tu stai portando avanti egregiamente con una narrazione che ha un bel ritmo.
    Colgo l’occasione, se non dovessimo sentirci prima, per augurati una serena Pasqua!

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao e grazie mille per le tue recensioni, che sono come sempre molto dettagliate e precise.
      Sì, Oscar e André sono riusciti – pur con difficoltà – ad arrivare faccia a faccia con l’abate d’Herblay, per arguzia e intelligenza un vero e degno erede di Aramis, il più ingegnoso e astuto dei Moschettieri.
      La storia da lui raccontata è affascinante e parla di sostituzione di re, di Moschettieri Neri, spade magiche e – forse – offre anche uno spunto per la risoluzione dell’omicidio dei Lorène.
      Resta da vedere – e questo Oscar lo tiene ben in conto – se sia tutto vero. Certo la spada dell’abate non è un’arma comune, ma per avere la certezza che sia davvero quella di Aramis bisognerà vedere cosa succede quando il Cavaliere Nero arriverà alla tomba del Moschettiere.
      Si accorgerà che la spada che si trova lì non è quella che cerca, e soprattutto… davvero il suo piano è quello enunciato dall’abate?
      Per saperlo non resterà che leggere il prossimo capitolo, che sarà raccontato proprio dal misterioso bandito.
      Nel frattempo ti ringrazio ancora tantissimo per il tuo commento e l’affetto nel seguirmi, e ti auguro anch’io buona Pasqua.

      Un abbraccione

      Rispondi
  4. Annalisa
    Annalisa dice:

    “Questo crossover con l’anime di D’Artagnan e i moschettieri è davvero affascinante. E il discendente di Aramis… incredibile quanto gli somigli! Chissà se è stato del tutto sincero con Oscar o se nasconde qualcosa…

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao, ti ringrazio di aver letto e recensito ☺️.
      Eh, l’abate d’Herblay posso dirti che riserverà ancora molti spunti interessanti e il suo apporto alla storia non è finito qui. Se continuerai a leggermi lo vedrai tu stessa. Ciao e grazie di aver letto e recensito 🙂.

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Se vuoi lasciare un tuo commento al racconto scrivimi, sarò felice di risponderti!

I tuoi dati sono al sicuro. Non riceverai mai SPAM da me.

Condividi