CASSANDRA

Qualche settimana dopo, Kenshiro tornò al villaggio di Mamiya che già il sole calava lento all’orizzonte, tingendone di rosso le mura.
Il guerriero di Hokuto raccontò agli amici del suo duello con Shin e di dover andare a Cassandra per liberare Toki e Julia.
“Questa volta ti accompagnerò”, replicò deciso Rei. “Non affronterai questa battaglia da solo.”
“Verrò anch’io”, aggiunse Mamiya, e quando Rei tentò di protestare gli posò una mano sul braccio. “Dove vai tu vado io. Fine della discussione.”
Kenshiro guardò entrambi negli occhi.
“Vi ringrazio amici, ma ciò che ci attende a Cassandra è oltre ogni legge… la fama di quella città è terribile.”
Burt tremò di paura mentre lo sguardo di Lynn si velò di tristezza. Kenshiro si voltò verso di loro.
“Non posso portarvi con me. Cassandra… non è un luogo per voi.”
“Però… tu tornerai vero Ken?”
“È una promessa.” Il sorriso di Kenshiro era pieno di una determinata sicurezza. “Si, io tornerò.”
Quella sera stessa lui, Rei e Mamiya si misero in cammino. Le sabbie del deserto li avvolsero, e il vento del destino soffiò alle loro spalle. Che cosa avrebbero trovato, fra le mura della città-prigione del Re di Hokuto?
La luce dell’alba filtrava dalle ampie finestre della fortezza di Raoul a Cassandra, disegnando lame d’ambra sulle spalle nude del maggiore dei fratelli Hokuto.
Immobile, Raoul fissava l’orizzonte, dove la sabbia pareva inchinarsi al suo silenzio. Il suo corpo era una statua di forza primordiale, ogni muscolo cesellato e scolpito da anni e anni di durissimo allenamento – eppure, ai suoi piedi, l’ombra sembrava più lunga e più scura.
Reina si sollevò tra le coperte del letto sfatto, avvolta in un velo di seta che sfiorava la sua pelle chiara. I capelli sciolti le ricadevano morbidamente sulle spalle, dismessa l’armatura e posata la spada solo una donna innamorata che guardava il suo uomo. Lo osservava in silenzio, come si guarda un dio distante – con amore, sì, ma anche con un sottile brivido d’inquietudine.
Fare l’amore con Raoul era come abbandonarsi a una marea senza fine, una forza che la possedeva fino allo sfinimento. Ma quell’uomo… era ancora lo stesso di prima?
Lo amava da sempre. Lei, Raoul e Soga avevano corso insieme sui prati della giovinezza, in un tempo che ormai esisteva solo nei ricordi.
Dalla Terra degli Shura, dove tutti e tre erano nati e cresciuti, lei e suo fratello lo avevano seguito fin lì, dentro quell’inferno di lotte e di ferro, dove il potere aveva inghiottito l’uomo per far nascere una leggenda.
Eppure…
A volte mi sembra di non riconoscerlo..., pensò. Quella luce negli occhi, la bramosia di potere che domina le sue azioni… non è più il Raoul che amavo e che conoscevo quand’eravamo ragazzi.
Si lasciò andare contro il cuscino, ma la mente le si affollò di scene di sangue, ferro e urla.
Solo qualche giorno prima le Cinque Forze di Nanto avevano assaltato Cassandra per liberare Julia, e Reina aveva ancora negli occhi il ricordo della terribile battaglia combattuta contro di loro.
Tou, la sinuosa fanciulla delle acque, aveva urlato giustizia prima che la sua vita si spegnesse sotto i suoi fendenti micidiali. Shuren delle Fiamme e Wein del Vento erano caduti contro la furia glaciale di Ryuga. Il gigantesco Fudo della Montagna, invece, era stato abbattuto dal crudele carceriere di Cassandra Uighur e delle sue terribili fruste mongole.
E infine Juza… il nemico più fiero, annientato da Raoul in uno scontro degno dei poemi antichi. Il suo corpo, portato via con onore, era stato pianto da Ryuga, suo fratellastro e unico a comprenderne davvero il valore.
Rimasto solo, Ryaku si era rifiutato di arrendersi e, a un secco ordine di Raoul, il suo corpo era stato trapassato a morte da mille frecce.
Reina chiuse gli occhi. Uomini valorosi, morti per ciò in cui credevano… davvero la loro causa valeva meno di quella per cui si stava battendo lei?
La luce fioca filtrava appena tra le sbarre della cella. L’odore di pietra umida e fiori appassiti aleggiava nell’aria.
Julia trattenne il fiato e il cuore le balzò nel petto quando vide Toki, seduto nella cella vicina con la schiena contro il muro, il volto sereno nonostante la prigionia.
“Toki…” mormorò.
Lui sollevò lo sguardo. Un sorriso gentile increspò le sue labbra, come una carezza riemersa dal passato. Volto scavato incorniciato dalla barba e corpo devastato dalla malattia eppure l’energia combattiva che Julia percepiva in lui era quasi intatta.
Parlarono a lungo. Di sogni spezzati, di libertà negate, di fedi mai perse. Poi, inevitabilmente, il nome affiorò.
“Kenshiro è vivo…” sussurrò Julia.
Toki annuì. “È in cammino. Lo è sempre stato. Il suo cuore… gli indica la via anche quando tutto sembra perduto. E presto sarà qui, Julia, dobbiamo solo aspettare.”
Julia abbassò lo sguardo. “E Raoul?”
L’aria nelle celle sembrò farsi più densa. Il sorriso di Toki si spense lentamente.
“Raoul…” ripeté, come se il nome fosse una ferita. “Mio fratello adesso è dominato da qualcosa che non riesco a capire del tutto. Una fame cieca… un bisogno di potere che sembra aver spento, in lui, ogni luce di umanità. I nostri ricordi, le promesse che un tempo ci scambiammo… sono ormai lontani come la luna dal mare.”
Julia si avvicinò alle sbarre. “Quando lo guardo, non vedo più l’uomo… solo il re. Il crudele conquistatore che ha devastato Croce del Sud uccidendo tanti innocenti…”
Toki chiuse gli occhi. “Ma forse… forse in lui c’è ancora una scintilla. Una traccia di umanità. E forse sei tu, Julia… o sarà proprio Kenshiro la fiamma che’finirà per ricordargli chi era un tempo.”
Il vento soffiava secco come il respiro della morte. Rei, Kenshiro e Mamiya si fermarono davanti alle grandi porte sbarrate della città-prigione. Due figure colossali li attendevano, immobili come statue.
Laiga e Fuga, i gemelli guardiani di Cassandra. I loro movimenti erano armonia e tempesta, la loro tecnica micidiale e terribile.
Per un attimo, Rei venne colto alla sprovvista, non per la forza ma per l’eleganza assoluta del loro attacco sincronizzato.
Scartò agilmente di lato e li avrebbe uccisi seduta stante se Kenshiro non avesse letto loro nel cuore.
“Basta, Rei!”
Si pose deciso fra i tre. Rei arrestò il suo attacco mentre Kenshiro, con una mossa ben studiata, spezzò la tecnica dei due gemelli.
“Ci hai battuti…” crollarono in ginocchio Laiga e Fuga. “Adesso finiscici perché il Re di Hokuto ci farà giustiziare se ci saprà sconfitti…”
“Io sono qui per rovesciare il suo regno del terrore”, replicò Kenshiro scuotendo la testa. “Laiga, Fuga, combattete con me per liberare Cassandra dalla sua tirannia!”
Laiga e Fuga si inchinarono lievemente, senza parole, poi aprirono le porte della città ai nuovi venuti.
Superata la soglia, il gruppo si divise.
Ken, Laiga e Fuga decisero di dirigersi verso le celle più profonde della prigione cittadina, là dove Toki attendeva il destino con la pace di chi ha già visto troppo.
Julia invece sarebbe stata condannata pubblicamente a morte nella piazza della città proprio quel giorno.
“La salveremo noi”, disse Rei. «Anche se per farlo dovremo affrontare faccia a faccia lo stesso Raoul.”
“Lo faremo per Julia e per il futuro di tutti noi”, aggiunse Mamiya.
Kenshiro annuì e lui e i suoi amici si separarono con un abbraccio… poi Cassandra, il tempio di lacrime e catene, li inghiottì con un ruggito d’acciaio.
A seguire…
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