SOTTO LA PIOGGIA

Tokyo, Muji Hotel
La leggera brezza notturna accarezzava le fronde degli alberi nel giardino dell’albergo, mentre Georgiana avanzava con passo lento. Aveva bisogno di aria, di spazio. Di qualcosa che la aiutasse a mettere ordine nei pensieri.
Alla fine non l’aveva fatto… non era entrata nella stanza di Tsubasa e se n’era mestamente tornata sui suoi passi. Per la prima volta in vita sua non era andata fino in fondo. Si sentiva delusa e sollevata allo stesso tempo.
E poi, all’improvviso… lo vide.
Tsubasa era lì, seduto su una panchina, lo sguardo che sembrava perso nel vuoto. Quando si accorse di lei, si alzò e le sorrise.
“Ciao”, le disse in un inglese non perfetto ma comunque comprensibile. Poi però sembrò non sapere come andare avanti.
“Tsubasa Ozora…” sorrise a sua volta Georgiana. Non l’avrebbe mai detto ma le noiose lezioni private di inglese che aveva preso con Maria Elena le stavano tornando utili. “Tu sei l’asso della nazionale di calcio giapponese, vero?”
“Sì. Tu come ti chiami? Ti ho vista ai nostri allenamenti.”
“Georgiana. Sono qui in vacanza con le mie amiche.”
“T’interessa il calcio?”
Di colpo Georgiana sentì tutta la tensione sciorglierlesi dalle spalle.
“Direi più ai calciatori. Sono italiana, e anche da noi il calcio è molto popolare.”
“Sì. Io e i miei compagni ci siamo già battuti contro la nazionale italiana.”
“Ma non avete mai incontrato dei giocatori forti come quelli della nostra scuola”, replicò Georgiana, e capì di aver attirato la sua attenzione.
Pian piano tra loro iniziò una conversazione leggera e senza pretese e, senza quasi accorgersene, i due ragazzi si trovarono a passeggiare insieme nei giardini dell’hotel.
“E così… un calciatore”, rise a un certo punto Georgiana. “Qui, in Giappone. Chi l’avrebbe mai detto!”
Anche Tsubasa rise. “Dicevano la stessa cosa di me quando sono andato a giocare in Brasile, al San Paolo. E in pochi mesi capocannoniere e trascinatore della squadra.”
“Siamo modesti, eh?”
“È semplicemente quello che è successo.”
Georgiana stava già per chiedergli altro quando, all’improvviso… accadde.
Un lato dell’hotel era in ristrutturazione e con un suono stridente l’impalcatura principale si inclinò pericolosamente. In pochi istanti il metallo cedette, precipitando verso Georgiana.
Il tempo rallentò e lei urlò di terrore.
Prima che potesse rendersi conto di cosa stava succedendo, sentì un’ombra muoversi accanto a lei. In un battito di ciglia, Tsubasa le era accanto e con una sola mano trattenne la pesantissima impalcatura sollevata a mezz’aria. Poi prese Georgiana fra le braccia e, con una rapidità che sembrava impossibile, la portò via schivando l’impatto micidiale con una precisione disumana.
Lei lo fissò, il respiro corto. La sua forza, la sua velocità… non erano normali.
E senza pensarci, forse senza capire nemmeno bene perché, si sporse e lo baciò.
Il mondo sembrò fermarsi per un istante. Ma poi, il lampo di un temporale squarciò il cielo e la pioggia iniziò a cadere, improvvisa e intensa.
Fu allora che Georgiana vide qualcosa di incredibile. L’acqua scivolava sulla pelle di Tsubasa, ma non in modo normale. Lo stava… lo stava sciogliendo!
“Dobbiamo metterci al riparo”, disse lui portandola sotto uno dei tetti esterni della struttura. Qui la posò a terra e lei vide che la sua pelle stava tornando alla normalità.
Lo fissò, sconvolta e ancora incredula di quanto aveva appena visto. “Cos’è… cos’è successo? È stato tutto un sogno?”
“No.”
Tsubasa esitò, poi abbassò lo sguardo, in silenzio. “È… è complicato…” mormorò.
Georgiana non sapeva cosa dire poi, d’istinto, gli prese le mani fra le sue. “Io sono qui…” disse percependo tutta l’angoscia del giovane numero 10 della nazionale giapponese. “Se non vuoi dirmi nulla non sei obbligato, ma… ma io ci sono. Se vuoi.”
Tsubasa tacque a lungo poi finalmente la guardò. “Adesso che sai il mio segreto… voglio dirti a verità.”
Si prese un respiro, il cuore ancora martellante… e la rivelazione gli uscì prima con brevi e stentate parole poi come un torrente in piena, rompendo di slancio argini troppo a lungo trattenuti.
“Non lo conosce nessuno tranne i miei genitori, io… io non sono come tutti gli altri. Mia madre e mio padre mi trovarono un giorno proprio alle pendici della montagna Haniwa, poco lontano da qui. Ero solo un bambino, ma crescendo sviluppai forza, velocità e una resistenza fuori dal comune del tutto impossibili per un normale essere umano. Solo… sotto la pioggia rischiavo di sciogliermi, proprio come se fossi fatto di semplice terracotta. Per proteggermi e tenermi al sicuro, i miei decisero di trasferirsi nella piccola cittadina di Nankatsu, nella prefettura di Shizuoka, e da allora mai nessuno ha scoperto il mio segreto. Tu”, concluse con un sorriso pieno di vulnerabilità, “sei la prima.”
“E lo manterrò, te lo prometto.”
Le mani di Georgiana strinsero le sue ancora più forte. Quello che Tsubasa le aveva detto era sconvolgente e ai limiti dell’incredibile, sì… ma si era confidato, aveva avuto fiducia in lei, e non gliene avrebbe fatto pentire. “Il tuo segreto è al sicuro con me, Tsubasa Ozora.”
Senza che forse se ne rendessero pienamente conto, tra i due ragazzi era nato un legame speciale e Tsubasa pensò che gli era stato molto più facile confidarsi con una sconosciuta che rivelare la propria vera natura ai suoi amici più cari. Nel frattempo però, dall’alto delle impalcature ancora in piedi, una misteriosa figura femminile li osservava nell’ombra. Silenziosa. Invisibile. Ma non per questo meno presente.
Dopo aver piovuto tutta la notte, la mattina spuntò sotto un cielo incerto fra il brutto e il cattivo tempo.
“Stanotte sei rientrato tardi”, sorrise Misaki mentre facevano colazione nella loro stanza, e Tsubasa annuì. “Sì. Avevo bisogno di pensare.”
“Capisco.”
Misaki vedeva chiaramente il nervosismo latente dell’amico. Tsubasa continuava a guardare fuori dalla finestra, come se avesse paura delle nuvole stesse.
Adesso che ci pensava, non aveva mai visto Tsubasa giocare sotto la pioggia: al torneo delle elementari, nella semifinale regionale con la Shimada e in quella del campionato nazionale con la Musashi – entrambe giocate sotto un violento temporale – Tsubasa non aveva preso parte lamentando un fastidioso infortunio alla gamba.
Senza di lui la squadra aveva patito le pene dell’inferno, ed era stato solo grazie alle straordinarie parate di Wakabayashi se erano riusciti a qualificarsi e ad andare avanti nel torneo.
Nelle altre occasioni in cui le sue squadre – Nankatsu, San Paolo o nazionale – avevano giocato sotto la pioggia Tsubasa era casualmente sempre infortunato o comunque non in grado di prendere parte alle gare. Si era trattato sempre di eventi isolati, comunque, di amichevoli senza importanza e nessuno sembrava averci mai fatto troppo caso.
Tsubasa godeva del favore assoluto di stampa e tifosi, e se anche qualche detrattore si era avventurato a sollevare dubbi o fare illazioni era stato o ignorato o subito velocemente zittito.
Il capitano della nazionale in quel momento aveva però la testa tutta da un’altra parte: continuava a pensare e ripensare a quello che era successo la notte prima con Georgiana. Dirle tutto, liberarsi finalmente da quel peso che l’aveva oppresso per tanti anni sul momento non ci aveva pensato… aveva fatto una pazzia? Lei era una sconosciuta, sì gli piaceva e aveva sentito, d’istinto di potersi fidare… ma, se si fosse sbagliato? Proteggere il suo segreto per lui e per i suoi genitori era stato faticoso, aveva addirittura stravolto le loro vite… confidarsi con una sconosciuta poteva avere, per la leggerezza di un momento, compromesso anni e anni di sacrifici? Continuava a chiederselo senza trovare una risposta.
“So che i campi bagnati non sono la tua passione, amico”, sorrise Misaki distraendolo dai suoi pensieri. “Ma oggi contiamo tutti su di te. Il Brasile è un avversario troppo forte per poterlo battere senza di te, l’Astore del Sol Levante, il miglior giocatore di tutto il mondo!”
“Ti ringrazio della fiducia, Misaki.”
Il sorriso di Tsubasa era un po’ incerto ma negli occhi Msaki gli lesse la solita voglia di vincere. Sì, ce l’avrebbero fatta… la nazionale giapponese avrebbe sconfitto il suo avversario.
“Sveglia dormigliona!”
“Ma che vuoi?”
Infastidita, Georgiana si stropicciò gli occhi. “Mmh… che ore sono?”
“Quasi le undici.” Marzia accavallò le gambe staccando gli occhi dal cellulare. “Maria Elena è già andata al tempio.”
“Ci sta andando tutti i giorni”, sbuffò Georgiana. “Non dovevamo stare tutte e tre assieme, qui?”
“A fare che? A seguire te che corri dietro a Tsubasa Ozora? A proposito, com’è andata poi ieri? Sei…”
“No, alla fine non sono entrata nella sua stanza.” Georgiana si alzò e si stirò reprimendo uno sbadiglio. “Ma l’ho incontrato in giardino. E…”
“E…?”
“E ci siamo baciati. Contenta adesso?”
“Lo dovresti essere tu.” Marzia sorrise poi lanciò uno sguardo fuori dalla finestra. “Probabilmente pioverà anche oggi.”
Tsubasa..., non poté fare a meno di pensare Georgiana. Se pioverà, lui…
Quand’era rientrata in camera, la notte precedente, era stata sveglia a lungo a ripensare alle rivelazioni che il giovane campione giapponese le aveva fatto. Le aveva sentite con le sue orecchie, e aveva visto la sua forza, la straordinaria velocità che possedeva… eppure tutto le sembrava ancora troppo assurdo per essere vero. Ma gli aveva fatto una promessa… ed era più che decisa a mantenerla.
“A che ora è la partita Giappone-Brasile?”
“Alle due. Immagino non te la vorrai perdere, vero?”
“Vorrei andarci, sì. Potrebbe… potrebbe essere importante.” All’improvviso Georgiana sembrò aver perso tutta la sua sicumera. “Tu verresti con me? Mi… mi farebbe piacere.”
Marzia annuì, chiedendosi quali pensieri turbassero all’improvviso la sua amica.
Uscito di corsa dall’albergo, Wakabayashi si diresse verso l’antico tempio dove andava ad allenarsi tutti i giorni. Fare di corsa, avanti e indietro, tutti i duecento gradini che portavano alla struttura avrebbe rafforzato la resistenza e lo scatto delle sue gambe. Fondamentale, se voleva contrastare al meglio le pericolose punte carioca.
Ho tre ore di tempo prima della partita, pensò. Ce la farò tranquillamente a tornare in tempo. Tsubasa, Misaki… presto saremo in campo tutti insieme e dimostreremo ancora una volta al mondo intero di cosa siamo capaci!
Tempio shintoista della prefettura di Tokio
Maria Elena, intanto, passeggiava tranquilla tra le antiche mura del tempio che ormai aveva preso l’abitudine di visitare tutti i giorni.
Non le importava che le sue amiche non lo apprezzassero e che non fossero mai volute andare con lei. Lì poteva respirare a pieni polmoni aria pulita e assaporare una pace e una tranquillità che certo non avrebbe mai potuto trovare nel caotico centro di Avanzava con passo leggero tra le antiche pietre del tempio, in pace nella quiete mistica che avvolgeva il luogo. Non c’era nessuno intorno, solo il fruscio lieve del vento tra i rami e il suono distante di qualche campana.
Poi, inaspettato… il vuoto.
Un sasso instabile, un piede in fallo. Il suo corpo perse l’equilibrio e, in un istante, si ritrovò a scivolare lungo una ripida scarpata.
“Aiuto!”
Il grido le sfuggì spontaneo, mentre cercava disperatamente di aggrapparsi a qualcosa mentre le mani trovavano solo terra e foglie umide. “Qualcuno mi aiuti!”
A seguire…
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Quindi stai continuando questa Fanfiction! Tre personaggi originali femminili, che mi sa tanto che avranno a che fare con le tre colonne portanti della Nankatsu. Anzi! Georgiana ha battuto sul tempo tutte con Tsubasa. A quanto pare è una Fanfiction che abbraccia anche il soprannaturale, in quanto il Capitano non è un essere umano, e non può stare a contatto con l’acqua. La celebre crisi di coscienza durante l’incontro con il Musashi non ha avuto luogo, e Genzo ha giocato tutte e due le volte. Qualcosa mi dice che Sanae riceverà una bella doccia gelata. E anche Kumi rimarrà fuori dai giochi con Genzo, dal momento che Maria Elena si trova in pericolo nei pressi del Tempio.
Ciao! ☺️
Si, la porto avanti un capitolo ogni tanto insieme a tutti gli altri lavori 🙂.
E si, Tsubasa non è un normale essere umano – super forza, super velocità e a contatto con l’acqua si scioglie.
C’è un perché a tutto questo, e lo si vedrà nei prossimi capitoli.
Le tre ragazze avranno a che fare con i giocatori principali, si, vedremo in che modo.
Adesso Wakabayashi è andato a correre al tempio, se dovrà aiutare Maria Elena riuscirà a tornare in tempo per la partita?
Altrimenti Wakashimazu dovrà fronteggiare da solo gli attacchi del pericoloso Brasile.
Vedremo che succede 🙂.
Grazie di aver letto e recensito ☺️
Questo racconto denota una grande capacità narrativa e una grande sensibilità. E mi ha fatto riflettere molto su istanti in cui ho rivelato a persone che conoscevo appena segreti molto intimi e delicati. E non sempre mi è andata bene. Questi racconti hanno la prerogativa di farmi sempre riflettere su qualche aspetto di me stessa, passato o presente. E sono molto coinvolgenti. Complimenti!
Grazie ☺️.
Si, alle volte capita di confidarsi con persone poco meritevoli diciamo, che poi riportano le tue cose magari pure inventando nei pezzi dove non si ricordano oppure non hanno capito bene.
Bisogna scegliere bene con chi parlare e di cosa.
Un abbraccio
Una metafora della vita: ai pensa di conoscere qualcuno o qualcosa ed è proprio allora che può capitare qualcosa che scombina tutto. Molto realistico.
Grazie ☺️.
Si diciamo che non si conosce mai qualcuno al 100% e le sorprese possono essere sempre dietro l’angolo.
Per fortuna non solo in negativo.
Che forte questa cosa del SuperEroe calciatore che si scioglie con l’acqua, un’idea originale, sicuramente non me l’aspettavo. Parlando di evoluzione del personaggio qui si vede l’evoluzione di Georgiana, che inizia a mostrare empatia, cosa inusuale per lei.
Si, qui abbiamo una Georgiana pulcina 🐥 empatica ☺️.
E l’idea per il supereroe fortissimo con quel punto debole dell’acqua mi è venuta leggendo un articolo che parlava di vecchie credenze giapponesi, al prossimo capitolo si vedrà meglio di cosa si tratta.
❤️