IL TORNEO HA INIZIO

Tempio shintoista della prefettura di Tokio

Wakabayashi stava correndo nei pressi del tempio, ripassando a memoria le caratteristiche degli avversari che si sarebbe trovato di fronte di lì a qualche ora. Lo faceva sempre, prima di ogni partita importante e già si prefiggeva di essere in campo a difesa della sua porta. Coimbra sembra avere un tiro potentissimo e una progressione diretta pari, se non superiore, a quella di Schneider e Sho. Santana di sicuro avrà ancora migliorato i suoi tiri, e questa volta dovrò stare attento a non farmi segnare da lui. Leandro, invece…

“Aiuto!”

Il grido lo fece voltare di scatto.

Si avvicinò al ciglio del burrone che si estendeva proprio lì sotto e, guardando giù, la vide. Maria Elena era bloccata su una sporgenza, aggrappata con tutte le forze a una radice che sembrava sul punto di spezzarsi.

“Ehi!” si sbracciò Wakabayashi. “Tieni duro!”

“A… aiutami, ti prego!” gridò lei ricacciando indietro lacrime disperate. “Ti scongiuro, non ce la faccio più!”

È italiana..., pensò il numero 1 della nazionale, che conosceva bene la lingua, imparata dai suoi compagni di squadra dell’Amburgo Tedesco e Rizzardi.

“Arrivo subito!”

Facendo attenzione cercò di sporgersi il più possibile sul ciglio della scarpata allungando un braccio. “Riesci ad afferrare la mia mano?”

“N-no…” si sforzò, in lacrime, lei. Cercò di tendere il braccio libero, ma ogni movimento sembrava farla scivolare di più. Il battito del cuore era un martello nel petto. “Non ci riesco…”

Lui si allungò ancora di più e, con un colpo di reni riuscì finalmente ad afferrarle il polso. Sorridendo, iniziò a tirare con tutta la forza che aveva ma in quel momento la radice a cui Maria Elena si teneva aggrappata si spezzò.

Lei gridò, dimenandosi in preda al panico e Wakabayashi, nel tentativo disperato di tirarla su, perse a sua volta l’equilibrio. Sentì il terreno svanire sotto i piedi e il mondo girargli attorno. Cadde, e l’aria gli sferzò il viso mentre precipitava accanto a Maria Elena, il braccio teso nel disperato tentativo di attutire la caduta. Poi, lo schianto. Polvere, pietre e dolore. Per fortuna, la sporgenza sottostante, seppur angusta, attutì gran parte dell’impatto.

Il portiere si risollevò gemendo, il fianco battuto ma nulla di rotto.

“Stai bene?” gli chiese preoccupata Maria Elena. “Mi dispiace, è tutta colpa mia…”

“Non ti preoccupare”, minimizzò lui. “Piuttosto, tu come hai fatto a cadere qui sotto?”

“Mi sono distratta e sono inciampata.”

“Ti sei fatta male?”

“Mi fa male la caviglia. Credo di essermela slogata. A proposito, io sono Maria Elena Della Torre.”

“Genzo Waka…”

“…bayashi. So chi sei.”

“Sono così famoso? Non pensavo che…”

L’espressione stupita di lui la fece ridere.

“Che una ragazza s’interessasse di calcio? A dire il vero è mio padre che è un appassionato, e tramite lui ho qualche conoscenza anch’io. E tu non sei certo uno sconosciuto.”

“Ho fatto un po’ di carriera. Adesso però pensiamo a come andarcene da qui. Per caso hai un cellulare? Io quando vado a correre non lo porto mai con me, mi distoglierebbe dalla concentrazione.”

“Sì, ce l’ho.”

Estrasse di tasca il telefono e lo controllò, ma subito impallidì. “Oh… oh no…”

“Che succede?”

“Non… non c’è campo.”

“Fantastico”, sbuffò lui trattenendo un’imprecazione. “Così non possiamo nemmeno chiamare i soccorsi.”

Erano intrappolati lì, e intorno non si vedeva anima viva. Inoltre, anche se avessero gridato, il tempio era troppo distante perché qualcuno dei monaci potesse sentirli. Cosa potevano fare per uscire da quell’imprevista situazione?

Tokyo, Tokyo Stadium

Il Giappone era pronto a scendere in campo contro il Brasile, ma gli sguardi di tutti continuavano a rivolgersi interrogativi verso l’ingresso degli spogliatoi. Perché Wakabayashi non era ancora arrivato? Dov’era finito?

Gamo, contrariato, scambiò con Mikami uno sguardo che diceva tutto, poi la porta d’ingresso si aprì. Tutti si aspettavano di vedere il numero 1 della nazionale, ma invece entrò Katagiri. Da solo.

“Qualche notizia di Wakabayashi?” gli chiese Mikami.

“Purtroppo no. Sembra sparito nel nulla, è stranissimo… queste cose non sono da lui.”

Mikami sospirò.

“D’accordo, a questo punto non possiamo più aspettare. Ragazzi fate bene attenzione, perché adesso vi darò la formazione ufficiale! In attacco Hiyuga e Nitta. A centrocampo Sano, Aoi, Tsubasa e Misaki. In difesa Soda, Jito, Ishizaki… e oggi tu, Matsuyama, prenderai il posto di Misugi che purtroppo non potrà essere con noi.”

“Sì signore!”

“Ora, per quanto riguarda il nostro portiere…”

La frase rimase sospesa a mezz’aria, col pensiero di tutti rivolto all’inspiegabile assenza di Wakabayashi.

“Oggi giocherai tu, Wakashimazu! Sei pronto?”

“Sì mister!”

“Molto bene, allora adesso andiamo. E ricordate, questa di oggi non è soltanto una partita… ma uno scontro all’arma bianca con uno dei nostri più pericolosi rivali al prossimo World Youth!”

“Buona fortuna, Tsubasa”, sorrise Sanae posando una mano sul braccio del capitano. “Portaci alla vittoria anche oggi, mi raccomando.”

Per un attimo non vide negli occhi di lui la stessa luce sicura di sempre, poi Tsubasa annuì. “Te lo prometto”, rispose stringendole forte la mano. Quindi si allontanò insieme ai suoi compagni.

Lo stadio ruggiva. I tifosi sugli spalti gridavano già a gran voce i nomi dei loro beniamini mentre Georgiana e Marzia, trovati all’ultimo secondo due biglietti ancora invenduti, prendevano posto in terza fila.

Nel cielo, nuvole minacciose si addensavano di nuovo sopra l’erba verde del terreno di gioco. Le due squadre stavano per fare il loro ingresso in campo.

Quasi alla fine del tunnel degli spogliatoi, Misaki si affiancò a Tsubasa, preoccupato perché l’amico non gli sembrava lo stesso di sempre.

“Stai pensando a Wakabayashi, vero?” gli chiese, a bassa voce notando il suo viso contratto.

“Eh? Bè, sì. Non è da lui mancare a una partita così importante. Non… non riesco a togliermi di dosso la sensazione che gli sia capitato qualcosa.”

Misaki gli rivolse un sorriso fiducioso che cercava di infondergli forza. “Anche se fosse, se c’è una cosa che Wakabayashi sa fare, è resistere. E tornare quando meno te lo aspetti. Arriverà, Tsubasa, e scenderà in campo assieme a noi.”

Finalmente Tsubasa lo guardò negli occhi. Accennò un sorriso, non riuscendo a confessare all’amico che cosa lo preoccupava per davvero. “Hai ragione. E finché non lo rivediamo… difenderemo noi questa maglia. Coraggio, andiamo!”

“Sì. Mettiamocela tutta!”

“Buongiorno ai signori telespettatori!” gridò il telecronista chiuso nella cabina di commento. “Oggi, in un Tokyo Stadium gremito fino all’inverosimile, si affrontano due grandissime squadre! Il nostro Giappone e il grande Brasile, la compagine verdeoro allenata dal famoso Roberto Hongo! Veniamo subito alle formazioni ufficiali! Notiamo subito che fra le fila giapponesi è stranamente assente il portiere titolare Genzo Wakabayashi, e al suo posto giocherà Ken Wakashimazu! In difesa vediamo schierati Matsuyama, Jito…”

Finalmente siamo di nuovo faccia a faccia, Tsubasa, pensò sorridendo Santana – schierato con il numero 11 nel tridente verdeoro – mentre il telecronista continuava a sciorinare la formazione avversaria. Anche se è solo un’amichevole darò il tutto per tutto… e oggi ti batterò!

La telecronaca proseguì.

“Veniamo adesso all’undici brasiliano, che come da tradizione si schiera con il 3-4-3! In porta Salinas. Difensori Ricardinho, il capitano Alberto e Neto. A centrocampo Senaldo, il regista Jorginho e Da Silva. E il tridente d’attacco formato da Santana, Leandro e dal numero 9 Arthur Antunes Coimbra!”

Coraggio, Tsubasa! pensò invece Georgiana, osservando il numero 10 giapponese vincere il sorteggio e ottenere la palla per il calcio d’inizio. Io sono con te!

Misaki era sul pallone, pronto a battere il calcio d’inizio mentre Tsubasa, vicino a lui, fissava inquieto il cielo. Le nuvole nere sembravano sul punto di scoppiare, troppo simili… a tutto ciò che temeva.

“Fischio dall’arbitro! La partita è iniziata!”

“Tsubasa!”

Il passaggio di Misaki era perfetto, ma Tsubasa guardò appena il pallone, preso dai suoi pensieri. E quella distrazione gli costò cara.

“Stai attento, Tsubasa!” gridò Sanae dalla panchina.

Ma Santana in un baleno fu addosso al capitano della nazionale giapponese, strappandogli il pallone senza sforzo.

Oh no…! pensò Tsubasa voltandosi all’istante. Mi sono fatto distrarre!

Cercò di recuperare, ma Santana sorrise. “Adesso vedrai, Tsubasa! Santana Rolling Turn!”

“Aaah, incredibile!” gridò il telecronista mentre l’intero stadio tratteneva il fiato. “Con una finta vorticante, Santana supera Tsubasa in un istante e prosegue la sua corsa! Ma il capitano giapponese in questa occasione non ci è sembrato irreprensibile!

Prosegue la sua avanzata il numero 11 brasiliano! Supera Hiyuga e Sano poi passa la palla a Leandro che velocissimo penetra sulla fascia sinistra! Da Leandro a Jorginho poi di nuovo a Santana che attira su di sé l’intera difesa giapponese! Che agilità, che classe il campione brasiliano!”

“Tua, Leo!”

“Perfetto passaggio di Santana per l’accorrente Leo!”

“Grazie, Santana! Alas de la Golondrina!”

“Tiro in porta di Leo, che potentissimo e curvando con un effetto insidiosissimo vola verso la porta giapponese!”

“Difesa Seiken!”

“Parata! Splendida parata di Wakashimazu, che vola a respingere la palla col taglio della mano!”

Il pubblico esultò, ma subito il Brasile recuperò palla senza rallentare l’azione. Da Silva passò a Jorginho, che fece filtrare un preciso pallonetto ai limiti dell’area sul qale accorsero Santana e Coimbra.

“Dobbiamo fermarli, ragazzi!” gridò Matsuyama. “Ishizaki, con me su Santana! Jito, Soda, marcate Coimbra!”

“Si dispone a difesa il reparto arretrato nipponico, ma Santana è più veloce e riesce a smistare la palla per l’accorrente Coimbra! Lo affrontano Jito e Soda… aaaah, Coimbra li travolge entrando in area di gran carriera! Gli si fa incontro il portiere Wakashimazu… ma il numero 9 del Brasile calcola lo spazio e carica il destro… tiro! Un tiro dalla potenza devastante! Si tuffa il portiere giapponese e protende la mano destra in un intervento al limite dell’impossibile… ma viene travolto e la palla s’insacca in rete! Gol! Gol incredibile di Coimbra, e il Brasile si porta in vantaggio per uno a zero!”

Santana, contrariato, si avvicinò a Tsubasa. “Ozora, io sono qui solo ed esclusivamente per misurarmi con te! Quindi svegliati, e vedi di batterti come sai!”

Santana..., lo osservò allontanarsi il numero 10 giapponese. Io…

Frattanto Wakashimazu era rimasto accasciato a terra, tenendosi stretta la mano destra con il dolore dipinto sul volto. Il sanitario della squadra lo visitò ed emise la sua sentenza. Era finita, il tiro di Coimbra aveva rotto la mano al portiere. Doveva uscire.

Morisaki entrò il suo posto e la partita riprese. Misaki scartò due avversari con un bel dribbling poi passò a Tsubasa, che filtrò per Aoi; Senaldo però intervenne sul numero 20 giapponese e gli rubò palla avviando il contrattacco.

Sta… sta per piovere. Tsubasa, in preda al panico, si morse le labbra. Io… io non posso restare in campo…

Dalle tribune, Georgiana osservava la partita con il cuore serrato, mentre attorno a lei i tifosi giapponesi iniziavano a manifestare tutto il loro disagio.

Poi vide Tsubasa. Lo vide perdere la lucidità, scattare fuori tempo e, lanciatosi a tutta velocità su un avversario, intervenire su di lui con uno scomposto e disperato tackle da dietro.

“Aaah, intervento violentissimo di Tsubasa su Senaldo, che colpito in pieno viene totalmente sbalzato via! L’arbitro interviene subito… ed è cartellino rosso! Espulsione diretta per il capitano della nazionale giapponese mentre Senaldo rimane a terra dolorante!”

Tsubasa uscì a testa bassa, sommerso dalle grida di disappunto di gran parte dello stadio, e s’infilò sotto la pensilina della panchina giapponese proprio un attimo prima che la pioggia iniziasse a cadere, fitta, sul campo.

“Tieni, Tsubasa…”

Sanae gli porse un asciugamano ma lui, senza neanche guardarla in faccia, lo rifiutò e si sedette in panchina senza incrociare lo sguardo di nessuno.

Ma cosa gli sta succedendo? pensò preoccupata la ragazza, scambiando un’occhiata perplessa con Yukari. Non ho mai visto Tsubasa in questo stato…

Senaldo nel frattempo dovette uscire per infortunio, e al suo posto entrò il numero 23 brasiliano Djago.

“Sono preoccupata per Maria Elena…” mormorò Marzia smanettando sul cellulare. “È un po’ che non risponde ai miei messaggi. Ehi, ma mi ascolti?”

Tsubasa ha dovuto farlo..., pensò Georgiana ignorando totalmente l’amica. Non poteva restare ancora in campo…

All’improvviso si alzò. “Io devo andare, Marzia. Torno subito, aspettami qui ok?”

“Cosa? Ma dove vai? Aspetta!”

Ma l’amica era già corsa via.

La pioggia non fermò la carica del Brasile. I carioca si avventarono sulla partita con ferocia, e per il Giappone – ancora sotto schock per l’infortunio di Wakashimazu e l’espulsione di Tsubasa – sembrava non esserci scampo. Uno, due, tre gol senza che Morisaki riuscisse neanche a sfiorare i tiri potentissimi degli avanti avversari.

“Adesso il Giappone, sotto di quattro reti, cerca di reagire con Misaki che fa filtrare un pallone pericoloso per Hiyuga! Accorre la Tigre… aaah, ma il capitano del Brasile, Alberto, lo anticipa e rilancia! Di nuovo il Brasile in attacco quando siamo giunti quasi alla fine del primo tempo! Scambio velocissimo fra Leo, Leandro e Santana senza che nessun giapponese riesca a fermarli! Avanza Santana, Matsuyama gli si lancia contro in tackle ma il numero 11 brasiliano lo evita passando a Coimbra che poi gli restituisce la palla…!”

Senza di te, Tsubasa..., pensò Santana caricando il suo destro micidiale. La nazionale giapponese non è un avversario alla nostra altezza! “Golden Eagle Shot!”

“Tiro fortissimo di Santana… che, intriso di una scia di pioggia, come un’aquila d’oro s’insacca imparabile in rete alle spalle di un impietrito Morisaki! Gol! Quinto gol del Brasile! La nazionale verdeoro sta dominando la sfida!”

Gli avviliti giocatori giapponesi si guardarono l’un l’altro al colmo della disperazione, mentre gli avversari sembravano decisi ad attaccare e segnare ancora.

Quella che si stava disputando… era davvero solo una partita?

Recensioni e commenti

RECENSIONI

4 commenti
  1. Agata
    Agata dice:

    Chissà come faranno a rimontare i giapponesi, se mai succederà. Questo è il rischio di avere un solo giocatore fuoriclasse, come dicevi nella mail se tutti non si impegnano a fondo non c’è partita :). Ma forse questi giocatori giapponesi non sono bravissimi, vedremo 🙂

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Rimonta quasi impossibile 😁.
      Diciamo che di fuoriclasse in squadra ne hanno parecchi, soltanto che i leader sono al momento uno espulso e l’altro desaparecido.
      E la squadra ha subito due shock ravvicinati – l’infortunio del portiere karateka e l’espulsione del capitano, se mettiamo poi che dall’altra parte c’è un Brasile spaziale che va a mille la frittata è bella che fatta 😁.
      Il lavoro di squadra in questo caso ha subito delle belle botte.
      Grazie per aver letto e commentato ❤️☺️

      Rispondi
  2. Monica
    Monica dice:

    Il Giappone sotto di 5 goal?!? Ken infortunato, Genzo assente perché nei guai insieme a Maria Elena, che è riuscito a salvare, Tsubasa che è uscito per paura della pioggia, e ora in porta c’è Yuzo. Sai quanti goal può fare ancora il Brasile 😄 Speriamo che Maria Elena e Genzo vengano salvati. Fortunatamente Marzia se n’è accorta che l’amica non ha dato più notizie di sé, mentre Georgiana ormai è partita per Tsubasa, con buona pace di Anego, che viene addirittura ignorata dal capitano. Mi fa piacere rileggere questa storia e vedere un lato fragile di Tsubasa, di solito così disincantato.

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    • admin
      admin dice:

      Con il povero Yuzo in porta potenzialmente ogni tiro è un gol, potrebbero segnargli anche dalla panchina 😁.
      La squadra giapponese ha subito due shock ravvicinati – l’infortunio di Ken e l’espulsione di Tsubasa, e l’avversario ne ha approfittato per dilagare.
      Tsubasa al momento non ci sta con la testa, ha ignorato a caldo Sanae come avrebbe fatto con chiunque altro ma forse Georgiana – che conosce il suo segreto – saprà come stargli vicino.
      Genzo e Maria Elena sicuramente prima o poi verranno soccorsi, resta da vedere quando e se farà in tempo a tornare per entrare in campo. Altrimenti potrebbero esserci amare sorprese.
      Un abbraccio e grazie di aver letto e recensito ☺️

      Rispondi

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